CURIOSITÀ

Fritto misto 2014: I Menu da 10 e Lode!

Quattro cene presso l'area eventi con grandi chef delle Marche:

Domenica 27 aprile ore 20,30 - Enrico Mazzaroni, Chef del Ristorante Il Tiglio di Montemonaco (Ap)

Lunedì 28 aprile ore 20,30 - Moreno Cedroni, Chef del Ristorante La Madonnina del Pescatore di Senigallia (An)

Venerdì 2 maggio - Aurelio Damiani, Chef della Trattoria Mare Damiani e Rossi di Porto San Giorgio (Fm)

Domenica 4 maggio - Errico Recanati, Chef del Ristorante Andreina di Loreto (An)

La Candela che profuma di Pollo Fritto

È noto che gli americani hanno una profonda passione per il cibo, se non una vera e propria mania. Qualcuno faceva notare che non è vero che semplicemente negli USA si mangia tanto, ma che c’è una attrazione profonda verso il cibo: ne sono prova tutti gli improbabili prodotti ispirati al bacon.

In questo filone di prodotti strani si inserisce sicuramente anche la candela creata da Kentucky Fried Chicken che ricrea il profumo del suo piatto più famoso: il pollo fritto. Anzi, per riprodurne l’aroma in modo più efficace, c’è veramente del pollo fritto secondo la ricetta segreta di KFC dentro alle candele

Fritti di Carnevale.. e tu come li chiami?

Le chiacchiere sono un tipico dolce italiano, chiamato anche con molti altri nomi regionali. Sono tipici dolci di carnevale.

Hanno la forma di una striscia, talvolta manipolata a formare un nodo (in alcune zone prendono infatti il nome di fiocchetti).

Sono fatte con un impasto di farina che viene fritto o cotto al forno e successivamente spolverato di zucchero a velo.

Le chiacchiere sono conosciute con nomi differenti nelle diverse regioni italiane: bugie (Genova, Torino, Asti, Imperia), italianizzazione del ligure böxie; cenci o crogetti (Toscana); strufoli o melatelli (se con miele) zona Grosseto, Massa Marittima (Toscana); chiacchiere (Basilicata, Sicilia, Campania, Lazio, Alto Sangro nell'Abruzzo meridionale, Umbria, Puglia, Calabria) cioffe (Sulmona, centro Abruzzo); cróstoli o cróstołi o gròstoi (Ferrara, Rovigo, Vicenza, Treviso, Trentino, Friuli, Venezia Giulia); crostoli o grustal (Ferrara); cunchiell' o qunchiell (Molise); fiocchetti (Montefeltro e Rimini); frappe (Roma, Viterbo, Perugia e Ancona); gałàni o sosole (Venezia, Verona, Padova); gale o gali (Vercelli e Bassa Vercellese); saltasù (Brescia); sfrappe (Marche); sfrappole (Bologna); sprelle (Piacenza); isòle (Cuneo e sud del Piemonte); e ancora stracci, lasagne, pampuglie, manzole, garrulitas.

L’Oliva Ascolana DOP

L’oliva ascolana nasce nella provincia di Ascoli Piceno nel lontano 1800, molto probabilmente dall’arte di un abile e sconosciuto cuoco che prestava servizio in una nobile famiglia del territorio. Da allora l’oliva ascolana rappresenta un capo saldo della cucina picena, un piatto immancabile nelle tavole bandite a festa ed oggi stimato in tutto il mondo.

Per preparare le ottime olive ascolane servono delle olive tenere e carnose che vengono poi riempite con un impasto di carni fresche bovine e suine, con piccole quantità di pollo e tacchino. A questo punto l’oliva deve essere fritta su olio bollente e poi mangiata calda per assaporarne in pieno le bontà.

Una specialità che è stata oggetto di tutele e legislazioni. Nel 2006 è infatti avvenuta l’iscrizione della denominazione “Oliva ascolana del Piceno” nel registro delle denominazioni di origine protetta. Tale denominazione designa le olive in salamoia o ripiene prodotte nel territorio di 62 comuni della Provincia di Ascoli Piceno e di 27 comuni della Provincia di Teramo.

Nasce invece nel 2007 il Consorzio di Tutela dell’Oliva Ascolana del Piceno Dop composto da una trentina di imprenditori, tra produttori olive, allevatori, laboratori di deamarizzazione, trasformatori e confezionatori. Obiettivo del Consorzio è quello di rilanciare la Dop e tutelare questa tipicità ascolana dalle “imitazioni”.

Finger Food

Finger Food: ovvero come nobilitare con l’arte della creatività anche il più umile degli stuzzichini che diventa cibo da mangiare con le mani.   Così il finger Food conquista anche i palati più raffinati, le fiere di settore e il design di tendenza, proponendosi come un elemento irrinunciabile per aperitivi e piccoli buffet.

Alla categoria del Finger Food appartengono tutti quegli appetitosi stuzzichini che si mangiano con le mani e in un solo boccone, di pari passo con le esigenze moderne e i nuovi modi di consumare il cibo. La loro preparazione non deve essere un’operazione banale e seriale, ma anzi richiede maestria e creatività in sintonia con le esigenze principali dei Finger Food della società moderna: bontà, salubrità e bellezza.

Tra gli esempi più significativi di Finger Food, insieme a salatini, rotolini di salsiccia, bocconcini di formaggio, ci sono le fritture miste di verdure, ad esempio, ma anche di pesce, di paste, dolci o salate. Si può anche arrivare a preparazioni più ricercate come le barchette al nero di seppia e gamberi, cannolini fritti al farro e formaggio o mini polente farcite con funghi e ragù.

Il tutto rigorosamente mignon e che lasci le mani pulite!

Le Tante Risorse della Frittura

Il fritto fa bene. All’ambiente.

Con gli oli residui di frittura, infatti, si può ottenere carburante biodiesel a basso impatto ambientale,  in grado di far risparmiare sia in termini economici che energetici.

Negli Stati Uniti, il riciclo degli oli di frittura esausti sta godendo adesso di un momento di massima popolarità. I siti internet propongono veri e propri manuali per imparare a produrre il carburante da soli, seguendo semplici istruzioni: procurarsi una buona quantità di olio fritto, magari di quello che i ristoranti buttano via, riscaldarlo e filtrarlo più volte per eliminare i residui di cibo. A questo punto va modificato il motore dell’automobile, per far sì che al posto della benzina accetti olio di frittura.

Una pratica sicuramente non semplicissima ma che piace agli americani, tanto che, negli Usa, si sono verificati degli incredibili furti di bidoni d’olio sottratti dai  ristoranti (http://blogeko.libero.it).

Anche per i ristoranti americani l’olio del fritto potrebbe essere doppiamente utile. Una volta usato per friggere, infatti potrebbe essere utilizzato per alimentare un generatore di corrente capace di soddisfare parte dei bisogni energetici dell’esercizio stesso, con un risparmio non indifferente.

In Italia, invece, tra i primi a riciclare in modo intelligente gli oli di frittura è stato il Comune di Rovigo che, dopo averlo fatto convertire in carburante per autotrazione, alimenterà alcuni suoi mezzi con biodiesel ottenuto dagli oli usati raccolti da case e ristoranti.

A studiare l’impiego dell’olio di frittura come carburante anche il dipartimento di chimica e chimica industriale dell’Università di Genova e il Dp Lubrificanti che, allo scorso Festival della Scienza tenutosi a Genova, hanno presentato “Pista!…Arrivano le macchinine…fritte!”. Macchine che vanno ad olio, un divertente progetto per infondere nei bambini la cultura del riciclo.

La Cultura dei Popoli conosciuta attraverso lo Street Food

Lo Street Food, il cibo da strada, è il vero biglietto da visita della tradizione culinaria di un Paese. Infatti non si può dire di essersi immersi in una cultura e nella quotidianità di un popolo senza aver assaggiato le specialità che vengono vendute per strada e che si mangiano camminando.

Kebab, pizza al taglio, moules à la marseillaise, piadina romagnola, frites belghe, rosticini, panini farciti con le specialità della gastronomia locale, baguette, il brasiliano pao de queijo ne sono solo alcuni esempi.

Le fritture occupano un posto d’onore tra gli Street Food.

Patatine fritte, cannoli siciliani, arancini, olive ascolane, bomboloni e ciambelle, frittini romani sono tutti più buoni se consumati camminando, immersi nell’atmosfera della città che andiamo a conoscere!

Le Tipologie di Frittura

Sono fritti tutti quegli alimenti immersi in grassi animali o vegetali e cotti a temperature intorno ai 170/180°.

Una remota pratica che pare già si utilizzasse nell’antica Roma, quando i nostri antenati preparavano le frictilia, una sorta di chiacchiera di carnevale.

Il fritto ha ben presto conquistato tutto il mondo proponendosi come un cibo appetitoso e facile da preparare, capace di colorare d’allegria la tavola ma che, al tempo stesso, deve essere consumato con parsimonia, per evitare problemi cardiovascolari e di fegato.

Il fritto ideale deve esser croccante, dorato e non molto unto e per ottenerlo è da prediligere la cottura nell’olio di oliva, di arachidi o di semi. Da evitare la frittura nello strutto, benché di qualità ottima, è decisamente più pesante da digerire!

A prescindere dalla tipologia, l’olio deve essere sempre fresco (cioè non usato più volte), bollente e abbondante per avvolgere al meglio il cibo che vi verrà immerso.

E’ da sapere che esistono varie tipologie di frittura: al naturale, in farina, in pastella o impanata.

Quella al naturale prevede l’immersione dell’alimento direttamente nell’olio bollente, come avviene per le patatine fritte. La frittura in farina è consigliata per verdure e alimenti più delicati come zucchine o piccoli molluschi. Alcuni cibi invece prima di essere fritti vengono intinti in una pastella fatta di uova, acqua, scorza di limone, prezzemolo…come avviene ad esempio per i fiori di zucca. Infine, abbiamo la panatura che consiste nel passare l’alimento che si intende friggere prima nell’uovo e poi nel pan grattato. Un classico esempio di panatura è la cotoletta.

Insomma esiste veramente una frittura per tutti i gusti, non rimane quindi che l’imbarazzo della scelta!

Si Scrive Frittura, si legge…Gusto!

Il giro del mondo attraverso le specialità fritte non conosce sosta e quest’anno Fritto Misto dà la possibilità di conoscere ancora altre ricette come le famose empanadas argentine, le meno note placki ziemniaczane polacche o le prelibate seadas, massima espressione della cucina sarda.

Famose in tutto il mondo sono le empanadas argentine, gustose mezze lune di pasta sfoglia o brisée  fritte e farcite con carne, formaggio, cipolla, uova o con il pesce. Tipiche della cultura sudamericana sono state anche citate nel romanzo “Inés dell’anima mia” di Isabel Allende.

Dalla Polonia arrivano le placki ziemniaczane, una specie di frittelle di patate considerate un piatto nazionale polacco. Facili ed economiche le placki hanno una variante dolce farcita con marmellata e spolverata con zucchero e una versione salata con formaggio o funghi ed insaporita con panna da cucina.  Tipiche della Polonia si consumano un po’ in tutta l’Europa orientale e, in seguito ai flussi migratori, oggi si possono trovare praticamente in tutto il mondo.

E quando si parla di frittura internazionale il primo esempio che viene in mente è il fish&chips, il piatto tipico di Londra già citato nel 1838 in Oliver Twiste, il celebre romanzo di Charles Dickens. Un alimento che ha segnato la storia dello street food e del take away e che ha incantato milioni di golosi davanti ad un invitante cartoccio con filetti di merluzzo e patate fritte. Basti pensare che ad oggi, nel solo Regno Unito, si contano ben 11.00 negozi di fish&chips.

Anche l’Italia in tema di frittura non è assolutamente da meno. Tra le nuove proposte enogastronomiche di Fritto Misto troviamo leseadas, specialità della tradizione culinaria sarda. Una sfoglia sottile, un cuore di formaggio, una spolverata di miele e una di formaggio…è questa la ricetta del dolce più tipico della Sardegna, cucinato in tutta la regione, ma nato nelle zone dedite alla pastorizia come la Barbagia e il Logudoro.

Rimanendo in Italia un altro piatto molto apprezzato anche se non conosciuto dai più è il batsoà piemontese, ovvero zampini di maiale fritti. Il nome batsoà deriva dal francese bas de soie che vuol dire letteralmente “calze di seta”, data l’estrema tenerezza di questa parte del maiale.

Insomma, come si può notare le varianti di frittura sono infinite, non resta che provarle, magari una specialità alla volta!