CURIOSITÀ


Le Patatine Fritte furono inventate per disprezzo

fm2015-curiosita01La patatina tira” recita un recente spot. In effetti lepatatine fritte sono uno dei cibi più apprezzati del nostro secolo. L’idea di friggerle venne allo chef statunitenseGeorge Crum non di certo per appagare il palato piuttosto per ripicca verso un cliente pretenzioso.

Si narra infatti che il 24 agosto del 1853 in un ristorante di New York, il “Moon Lake Lodge resort”, un cliente incontentabile, il magnate dei trasporti ferroviari e marittimi Cornelius Vanderbilt, conosciuto come il Commodoro, rimandò indietro per tre volte un piatto ritenendo che le patate, servite per contorno, erano tagliate in modo troppo spesso oltre ad essere molli e insipide.

Fu così che il vendicativo chef affettò le patate in maniera sottolissima e le fece friggere, convinto di disgustare l’antipatico cliente; che invece le trovò divine.

Non ci volle poi molto tempo ed il passaparola e la loro commercializzazione … le avviò alla conquista del mondo.

Un’altra versione della storia, citata anche da Saratoga.com, vuole che Catherine Wicks, cognata di Crum, fece cadere per errore delle piccole fette di patata nell’olio in cui avrebbe dovuto cuocere i doughnut; poi Crum le assaggiò e le inserì di corsa tra le specialità.

In ogni caso, nel 1860 lo chef aprì un suo ristorante, il Crumbs House, dove – stando a quanto racconta la Snack Food Association – metteva le sue patatine in cestini al centro della tavola e li vendeva da asporto in piccole scatole con il brand (mai registrato) di Saratoga Chips. Presto, comunque, la ricetta si diffuse negli altri ristoranti con il semplice nome di potato chips.

Riutilizzare l’olio della frittura in 7 passi…

fm2015-curiosita02La frittura, come detto più volte nei nostri articoli su dieta e alimentazione, fa davvero male. Però ci sono quelle volte in cui la tentazione ti prende, e ogni tanto cedi alle patatine fritte, al pollo fritto, alle frittura di pesce ecc. ecc.

Ok, hai disobbedito per una volta e ti rimetterai a posto nei giorni successivi con la dieta, ma cerca a questo punto di non danneggiare anche l’ambiente buttando l’olio usato chissà dove tipo nel lavandino o nello scarico (mai farlo!), dopo aver cucinato la tua frittura.

Se decidi di non procedere allo smaltimento olio all’ isola ecologica (di prassi così si fa) , devi sapere che l’olio fritto può essere riutilizzato in casa, e preparato per il riuso, tutto a zero spese.

Di seguito scopri come riciclare in casa l’olio della frittura in 7 semplici mosse:

  1. Dopo la frittura raccogli con un cucchiaio o un mestolino tutti i residui di grandi dimensioni togliendoli dall’olio;
  2. Lascia raffreddare l’olio, fino a una temperatura di 65/75 gradi, insomma deve raffreddare un pò ma non troppo;
  3. Prendi un colo oppure un panno/garza sottile per filtrare l’olio e ponilo sul bordo di un barattolo o un contenitore, meglio se di quelli che hanno la chiusura ermetica con anello metallico incorporato (ti servirà per fissare il filtrante se usi il panno);
  4. Fissa bene il colo o la garza filtrante al barattolo di modo che versando l’olio non venga via;
  5. Versa l’olio nel filtro, facendo attenzione perchè comunque è caldo e puoi scottarti; non versarne troppo, aspetta che si filtri man mano, ci vorranno alcuni minuti
  6. Quando hai filtrato tutto l’olio, rimuovi l’anello o ciò che hai usato per fermare il colo o la garza filtrante, poi chiudi ermeticamente il barattolo;
  7. Conservate l’olio per una successiva cottura o frittura, oppure per i riutilizzi alternativi che conoscete.

Sicuramente potete utilizzare l’olio usato per friggere o cucinare ancora, ma dipende sempre dalla temperatura che la cottura raggiunge: se è molto elevata, ricorda che lo stesso olio si può utilizzare solo un paio di volte, mentre a temperature medie anche fino a 4; si ricicla meglio l’olio d’oliva rispetto agli altri tipi perchè il suo punto di fumo è più elevato e ciò fa si che difficilmente rilasci sostanze nocive e cancerogene come l’acroleina. Ma l’olio della frittura presenta anche altre modalità di riutilizzo: puoi alimentarci una lampada ad olio artigianale, oppure con esso si può fare un sapone naturale.

Olio Fritto per le auto Diesel…

fm2015-curiosita03L’olio può essere riciclato anche comecarburante: la compagnia aerea KLM usa l’olio fritto come carburante proprio per i suoi velivoli.

Negli Stati Uniti l’olio fritto va letteralmente a ruba, dal momento che può essere trasformato in biocarburante. L‘italiano medio ne produce quattro chili all’anno: e di regola lo butta nel lavandino.

La raccolta differenziata e il riciclaggio sono obbligatori (l’olio fritto sporca i corsi d’acqua e mette in difficoltà le fognature), ma in pratica, salvo rare e luminose eccezioni, lo fanno solo i ristoranti: i privati dovrebbero portarlo alle piazzole delle aziende rifiuti. Sempre che siano attrezzate.

Comunque un certo numero di americani si è attrezzato per trattare in casa l’olio fritto in modo tale che risulti digeribile per il serbatoio delle auto diesel.

Ci sono però almeno altre due strade perfettamente legali per il riciclaggio domestico fai-da-te dell’olio fritto. La prima consiste nell’utilizzarlo per accendere la stufa, il caminetto o il barbecue, al posto delle pastiglie tipo Diavolina.

Basta versare un cucchiaio di olio fritto (non di più, mi raccomando!) su un tovagliolo di carta usato, o sul sacchetto del pane accartocciato. Metterci sopra la legna in bell’ordine e accostare il fiammifero.

Via gli Odori!

Quando prepariamo una frittura l’odore si impregna nell’ambiente, sui vestiti, nei capelli, ovunque! Come evitare questo fastidioso inconveniente?

fm2015-curiosita04Per evitare che il cattivo odore di fritto invada la nostra casa, ci basta una mela! Scaldate in padella l’olio per friggere, una volta che avrà raggiunto la temperatura ideale aggiungete all’olio di frittura uno spicchio di mela sbucciata (a cui avrete tolto i semi).

Durante la frittura tenete d’occhio la fetta di mela, una volta che assumerà un colore dorato sostituitela con una seconda fetta.

La Candela che profuma di Pollo Fritto

candela-kfcÈ noto che gli americani hanno una profonda passione per il cibo, se non una vera e propria mania. Qualcuno faceva notare che non è vero che semplicemente negli USA si mangia tanto, ma che c’è una attrazione profonda verso il cibo: ne sono prova tutti gli improbabili prodotti ispirati al bacon.

In questo filone di prodotti strani si inserisce sicuramente anche la candela creata da Kentucky Fried Chicken che ricrea il profumo del suo piatto più famoso: il pollo fritto. Anzi, per riprodurne l’aroma in modo più efficace, c’è veramente del pollo fritto secondo la ricetta segreta di KFC dentro alle candele

Fritti di Carnevale.. e tu come li chiami?

Le chiacchiere sono un tipico dolce italiano, chiamato anche con molti altri nomi regionali. Sono tipici dolci di carnevale.

Hanno la forma di una striscia, talvolta manipolata a formare un nodo (in alcune zone prendono infatti il nome di fiocchetti).

Sono fatte con un impasto di farina che viene fritto o cotto al forno e successivamente spolverato di zucchero a velo.

Le chiacchiere sono conosciute con nomi differenti nelle diverse regioni italiane: bugie (Genova, Torino, Asti, Imperia), italianizzazione del ligure böxie; cenci o crogetti (Toscana); strufoli o melatelli (se con miele) zona Grosseto, Massa Marittima (Toscana); chiacchiere (Basilicata, Sicilia, Campania, Lazio, Alto Sangro nell’Abruzzo meridionale, Umbria, Puglia, Calabria)cioffe (Sulmona, centro Abruzzo); cróstoli o cróstołi o gròstoi (Ferrara, Rovigo, Vicenza, Treviso, Trentino, Friuli, Venezia Giulia); crostoli o grustal (Ferrara); cunchiell’ o qunchiell (Molise); fiocchetti (Montefeltro e Rimini); frappe (Roma, Viterbo, Perugia e Ancona); gałàni o sosole (Venezia, Verona, Padova); gale o gali (Vercelli e Bassa Vercellese); saltasù (Brescia);sfrappe (Marche); sfrappole (Bologna); sprelle (Piacenza); isòle (Cuneo e sud del Piemonte); e ancora stracci, lasagne,pampuglie, manzole, garrulitas.

L’Oliva Ascolana DOP

L’oliva ascolana nasce nella provincia di Ascoli Piceno nel lontano 1800, molto probabilmente dall’arte di un abile e sconosciuto cuoco che prestava servizio in una nobile famiglia del territorio. Da allora l’oliva ascolana rappresenta un capo saldo della cucina picena, un piatto immancabile nelle tavole bandite a festa ed oggi stimato in tutto il mondo.

Per preparare le ottime olive ascolane servono delle olive tenere e carnose che vengono poi riempite con un impasto di carni fresche bovine e suine, con piccole quantità di pollo e tacchino. A questo punto l’oliva deve essere fritta su olio bollente e poi mangiata calda per assaporarne in pieno le bontà.

Una specialità che è stata oggetto di tutele e legislazioni. Nel 2006 è infatti avvenuta l’iscrizione della denominazione “Oliva ascolana del Piceno” nel registro delle denominazioni di origine protetta. Tale denominazione designa le olive in salamoia o ripiene prodotte nel territorio di 62 comuni della Provincia di Ascoli Piceno e di 27 comuni della Provincia di Teramo.

Nasce invece nel 2007 il Consorzio di Tutela dell’Oliva Ascolana del Piceno Dop composto da una trentina di imprenditori, tra produttori olive, allevatori, laboratori di deamarizzazione, trasformatori e confezionatori. Obiettivo del Consorzio è quello di rilanciare la Dop e tutelare questa tipicità ascolana dalle “imitazioni”.

Finger Food

Finger Food: ovvero come nobilitare con l’arte della creatività anche il più umile degli stuzzichini che diventa cibo da mangiare con le mani. Così il finger Food conquista anche i palati più raffinati, le fiere di settore e il design di tendenza, proponendosi come un elemento irrinunciabile per aperitivi e piccoli buffet.

Alla categoria del Finger Food appartengono tutti quegli appetitosi stuzzichini che si mangiano con le mani e in un solo boccone, di pari passo con le esigenze moderne e i nuovi modi di consumare il cibo. La loro preparazione non deve essere un’operazione banale e seriale, ma anzi richiede maestria e creatività in sintonia con le esigenze principali dei Finger Food della società moderna: bontà, salubrità e bellezza.

Tra gli esempi più significativi di Finger Food, insieme a salatini, rotolini di salsiccia, bocconcini di formaggio, ci sono le fritture miste di verdure, ad esempio, ma anche di pesce, di paste, dolci o salate. Si può anche arrivare a preparazioni più ricercate come le barchette al nero di seppia e gamberi, cannolini fritti al farro e formaggio o mini polente farcite con funghi e ragù.

Il tutto rigorosamente mignon e che lasci le mani pulite!

Le Tante Risorse della Frittura

Il fritto fa bene. All’ambiente.

Con gli oli residui di frittura, infatti, si può ottenere carburante biodiesel a basso impatto ambientale, in grado di far risparmiare sia in termini economici che energetici.

Negli Stati Uniti, il riciclo degli oli di frittura esausti sta godendo adesso di un momento di massima popolarità. I siti internet propongono veri e propri manuali per imparare a produrre il carburante da soli, seguendo semplici istruzioni: procurarsi una buona quantità di olio fritto, magari di quello che i ristoranti buttano via, riscaldarlo e filtrarlo più volte per eliminare i residui di cibo. A questo punto va modificato il motore dell’automobile, per far sì che al posto della benzina accetti olio di frittura.

Una pratica sicuramente non semplicissima ma che piace agli americani, tanto che, negli Usa, si sono verificati degli incredibili furti di bidoni d’olio sottratti dai ristoranti (http://blogeko.libero.it).

Anche per i ristoranti americani l’olio del fritto potrebbe essere doppiamente utile. Una volta usato per friggere, infatti potrebbe essere utilizzato per alimentare un generatore di corrente capace di soddisfare parte dei bisogni energetici dell’esercizio stesso, con un risparmio non indifferente.

In Italia, invece, tra i primi a riciclare in modo intelligente gli oli di frittura è stato il Comune di Rovigo che, dopo averlo fatto convertire in carburante per autotrazione, alimenterà alcuni suoi mezzi con biodiesel ottenuto dagli oli usati raccolti da case e ristoranti.

A studiare l’impiego dell’olio di frittura come carburante anche il dipartimento di chimica e chimica industriale dell’Università di Genova e il Dp Lubrificanti che, allo scorso Festival della Scienza tenutosi a Genova, hanno presentato “Pista!…Arrivano le macchinine…fritte!”. Macchine che vanno ad olio, un divertente progetto per infondere nei bambini la cultura del riciclo.

La Cultura dei Popoli conosciuta attraverso lo Street Food

Lo Street Food, il cibo da strada, è il vero biglietto da visita della tradizione culinaria di un Paese. Infatti non si può dire di essersi immersi in una cultura e nella quotidianità di un popolo senza aver assaggiato le specialità che vengono vendute per strada e che si mangiano camminando.

Kebab, pizza al taglio, moules à la marseillaise, piadina romagnola, frites belghe, rosticini, panini farciti con le specialità della gastronomia locale, baguette, il brasiliano pao de queijo ne sono solo alcuni esempi.

Le fritture occupano un posto d’onore tra gli Street Food.

Patatine fritte, cannoli siciliani, arancini, olive ascolane, bomboloni e ciambelle, frittini romani sono tutti più buoni se consumati camminando, immersi nell’atmosfera della città che andiamo a conoscere!

Le Tipologie di Frittura

Sono fritti tutti quegli alimenti immersi in grassi animali o vegetali e cotti a temperature intorno ai 170/180°.

Una remota pratica che pare già si utilizzasse nell’antica Roma, quando i nostri antenati preparavano le frictilia, una sorta di chiacchiera di carnevale.

Il fritto ha ben presto conquistato tutto il mondo proponendosi come un cibo appetitoso e facile da preparare, capace di colorare d’allegria la tavola ma che, al tempo stesso, deve essere consumato con parsimonia, per evitare problemi cardiovascolari e di fegato.

Il fritto ideale deve esser croccante, dorato e non molto unto e per ottenerlo è da prediligere la cottura nell’olio di oliva, di arachidi o di semi. Da evitare la frittura nello strutto, benché di qualità ottima, è decisamente più pesante da digerire!

A prescindere dalla tipologia, l’olio deve essere sempre fresco (cioè non usato più volte), bollente e abbondante per avvolgere al meglio il cibo che vi verrà immerso.

E’ da sapere che esistono varie tipologie di frittura: al naturale, in farina, in pastella o impanata.

Quella al naturale prevede l’immersione dell’alimento direttamente nell’olio bollente, come avviene per le patatine fritte. La frittura in farina è consigliata per verdure e alimenti più delicati come zucchine o piccoli molluschi. Alcuni cibi invece prima di essere fritti vengono intinti in una pastella fatta di uova, acqua, scorza di limone, prezzemolo…come avviene ad esempio per i fiori di zucca. Infine, abbiamo la panatura che consiste nel passare l’alimento che si intende friggere prima nell’uovo e poi nel pan grattato. Un classico esempio di panatura è la cotoletta.

Insomma esiste veramente una frittura per tutti i gusti, non rimane quindi che l’imbarazzo della scelta!

Si Scrive Frittura, si legge…Gusto!

Il giro del mondo attraverso le specialità fritte non conosce sosta e quest’anno Fritto Misto dà la possibilità di conoscere ancora altre ricette come le famose empanadas argentine, le meno note placki ziemniaczane polacche o le prelibate seadas, massima espressione della cucina sarda.

Famose in tutto il mondo sono le empanadas argentine, gustose mezze lune di pasta sfoglia o brisée fritte e farcite con carne, formaggio, cipolla, uova o con il pesce. Tipiche della cultura sudamericana sono state anche citate nel romanzo “Inés dell’anima mia” di Isabel Allende.

Dalla Polonia arrivano le placki ziemniaczane, una specie di frittelle di patate considerate un piatto nazionale polacco. Facili ed economiche le placki hanno una variante dolce farcita con marmellata e spolverata con zucchero e una versione salata con formaggio o funghi ed insaporita con panna da cucina. Tipiche della Polonia si consumano un po’ in tutta l’Europa orientale e, in seguito ai flussi migratori, oggi si possono trovare praticamente in tutto il mondo.

E quando si parla di frittura internazionale il primo esempio che viene in mente è il fish&chips, il piatto tipico di Londra già citato nel 1838 in Oliver Twiste, il celebre romanzo di Charles Dickens. Un alimento che ha segnato la storia dello street food e del take away e che ha incantato milioni di golosi davanti ad un invitante cartoccio con filetti di merluzzo e patate fritte. Basti pensare che ad oggi, nel solo Regno Unito, si contano ben 11.00 negozi di fish&chips.

Anche l’Italia in tema di frittura non è assolutamente da meno. Tra le nuove proposte enogastronomiche di Fritto Misto troviamo leseadas, specialità della tradizione culinaria sarda. Una sfoglia sottile, un cuore di formaggio, una spolverata di miele e una di formaggio…è questa la ricetta del dolce più tipico della Sardegna, cucinato in tutta la regione, ma nato nelle zone dedite alla pastorizia come la Barbagia e il Logudoro.

Rimanendo in Italia un altro piatto molto apprezzato anche se non conosciuto dai più è il batsoà piemontese, ovvero zampini di maiale fritti. Il nome batsoà deriva dal francese bas de soie che vuol dire letteralmente “calze di seta”, data l’estrema tenerezza di questa parte del maiale.

Insomma, come si può notare le varianti di frittura sono infinite, non resta che provarle, magari una specialità alla volta!